giovedì 10 ottobre 2013

Intervista a Zygmunt Bauman: la modernità produce immigrazione


emigrati.it - news


 Zygmunt Bauman; foto tratta da L'Espresso

 Zygmunt Bauman; foto tratta da L'Espresso


Zygmunt Bauman, 88 anni, autore di “Danni Collaterali. Diseguaglianze sociali nell’età globale”, è considerato una dei più autorevoli sociologi contemporanei. La sua vita è stata segnata dall’esilio: nel 1968, a seguito di una violenta campagna antisemita governativa (governo filosovietico polacco), Bauman si dimise dai suoi incarichi nel Partito Polacco dei Lavoratori e, come molti intellettuali suoi connazionali, fu costretto a lasciare il paese, rifugiandosi in Israele, rinunciando alla cittadinanza e perdendo la cattedra che nel frattempo aveva ottenuto all’Università di Varsavia. In Israele ha insegnato all’Università di Tel Aviv fino al 1971, quando si è trasferito in Inghilterra. Il sociologo ha tenuto una “lecture” pubblica al Teatro dal Verme a Milano, per la serie di incontri “Meet The Media Guru”. Abbiamo chiesto, in questa occasione, il suo parere sulla tragedia di Lampedusa e, più in generale, sul fenomeno dei migranti. Una analisi, dettagliata e lucida, nella quale non risparmia parole di dura condanna per i governi.

Professor Bauman, la tragedia di Lampedusa, con oltre 300 morti, è il simbolo di una società che non previene le catastrofi “prevedibili”, dove i poveri ed i disperati sono più facilmente vittime. Potrà cambiare qualcosa in futuro o queste persone resteranno abbandonate al loro destino?
Ho saputo che il vostro Presidente del Consiglio ed il Presidente della Commissione europea, Barroso, si sono recati a Lampedusa. È sicuramente una buona notizia… ma la situazione è molto complessa. Noi viviamo in una condizione che definisco di “diasporalizzazione”: i vostri nonni, i genitori dei vostri nonni sono migrati in massa, spesso in America Latina, perché essi non potevano sopravvivere qui. Adesso questo fenomeno continua, ma in altre direzioni: questa è l’unica differenza. La migrazione è un fenomeno che ha riguardato la “modernità” dalle sue origini ed è da essa imprescindibile. Perché la modernità produce “persone inutili”. Esistono due “industrie” della modernità che producono “persone inutili”: una è quella cosi detta della “costruzione dell’ordine”, dove ogni regola e sistema vengono costantemente rimpiazzati da nuovi sistemi e regole che producono esuberi, persone eccedenti. L’altra industria che produce “persone inutili” è quell’industria che noi chiamiamo “progresso economico” che consiste, fondamentalmente, nel ridurre costantemente la forza lavoro. E questo semplicemente produce persone inutili. E queste persone andranno dove c’è pane, promesse di pane e acqua potabile.

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Il naufragio della Bossi-Fini: tribunali intasati, rimpatri col contagocce e un miliardo di euro in fumo

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 Fini, Berlusconi e Bossi (foto Ansa)
Fini, Berlusconi e Bossi (foto Ansa)

In Italia c'è una macchina che non cammina, ma costa cara. È la Bossi-Fini: il complesso meccanismo di contrasto all'immigrazione irregolare, fatto di espulsioni, Cie e reato di clandestinità, non ha infatti mai girato a pieni regimi. I numeri stanno lì a dimostrarlo. Partiamo dal reato-manifesto introdotto nel 2009: dalla procura di Agrigento (ora impegnata con i sopravvissuti di Lampedusa) si ricorda che dall'entrata in vigore del reato di immigrazione clandestina nella sola Città dei Templi sono stati aperti 511 fascicoli, per 12.867 indagati. Un lavoro immane e costoso.

Contro il reato l'ufficio giudiziario, guidato da Renato Di Natale, ha sollevato infatti eccezione di costituzionalità, rigettata però dalla Suprema Corte nel 2011. I pm hanno poi richiesto l'archiviazione per gli indagati, puntualmente rigettata dal giudice di pace che ha invece imposto l'imputazione coatta con successiva condanna: una sanzione amministrativa di 5.000 euro.


mercoledì 9 ottobre 2013

Cancellare subito lo scandalo della Bossi-Fini di Stefano Rodotà

Rifugiati su un gommone in alto mare; foto tratta da "Morti in mare e respingimenti. Nulla è cambiato" su Focus Casa dei Diritti Sociali, 7 settembre 2011 

Le terribili tragedie collettive sono ormai diventate grandi rappresentazioni pubbliche, che vedono tra i loro attori i rappresentanti delle istituzioni, ben allenati ormai nel recitare il ruolo di chi deve dare voce ai sentimenti di cordoglio, dire che il dramma non si ripeterà, promettere che «nulla sarà come prima». Il pellegrinaggio a Lampedusa era ovviamente doveroso, arriverà anche il presidente della Commissione europea Barroso, si è già fatta sentire la voce del primo ministro francese perché sia anche l’Unione europea a discutere la questione. Sembra così che sia stata soddisfatta la richiesta del governo italiano di considerare il tema in questa più larga dimensione, guardando alle coste del nostro paese come alla frontiera sud dell’Unione.
Attenzione, però, a non operare una sorta di rimozione, rimettendoci alle istituzioni europee e non considerando primario l’obbligo di mettere ordine in casa nostra. Lunga, e ben nota da tempo, è la lista delle questioni da affrontare, a cominciare dalla condizione dei centri di accoglienza dove troppo spesso ai migranti viene negato il rispetto della dignità, anzi della loro stessa umanità. Ma oggi possiamo ben dire che vi è una priorità assoluta, che deve essere affrontata e che può esserlo senza che si obietti, come accade per i centri di accoglienza, che mancano le risorse necessarie. Questa priorità è la cosiddetta legge Bossi-Fini.


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martedì 8 ottobre 2013

Immigrazione clandestina: avanti, c’è spazio per tutti, anche per i trafficanti russi, ucraini e nigeriani

Rosarno / Piana di Gioia Tauro (RC) - dicembre 2009
Nella foto alcuni immigrati hanno trovato rifugio per la notte in un silos.



Anche ieri, incessantemente, sono proseguiti gli sbarchi di clandestini lungo le coste calabresi. Una sciagura dopo l’altra, mentre ancora molti corpi restano nel barcone affondato a largo di Lampedusa in attesa di una degna sepoltura.

Le rotte maggiormente attive nelle tratte di persone e immigrazione clandestina sono quelle che prevedono il passaggio dal Medio Oriente (Libano-Turchia) verso la Grecia e da qui verso l’Italia e altri Paesi Europei, e l’altra che, partendo dai Paesi subsahariani e particolarmente dalla Nigeria, porta le vittime in Europa e in Italia, passando per il deserto del Niger e la Libia.
La Direzione nazionale antimafia – il cui ruolo di collegamento e impulso alle Procure distrettuali è sancito per legge – non ha dubbi nella lettura di quanti, da anni, speculano sulle spalle dei disperati che cercano rifugio fuori dalle aree di guerra, dittatura e povertà. Speculazioni che corrono dritte dritte sulle stesse rotte del traffico di stupefacenti e, vale la pena di aggiungere, anche di armi...

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lunedì 7 ottobre 2013

Immigrazione clandestina: secondo business mondiale dopo il narcotraffico – Le valutazioni di Onu e Dna

emigrati.it - news

La tratta degli esseri umani va considerata come una specificità all’interno del più vasto fenomeno dell’immigrazione illegale.

E’ ormai un rischio per la sicurezza nazionale e internazionale, poiché costituisce una delle fonti di reddito più interessanti per il crimine organizzato transnazionale; secondo le più recenti stime formulate dall’Onu



pur nella palese difficoltà di quantificarne i flussi finanziari, sarebbe diventata il secondo business dopo il narcotraffico.


La questione della migrazione non è però un problema sussidiario legato solo alla sicurezza o all’emergenza umanitaria (esempio: gli sbarchi a Lampedusa). L’immigrazione e l’integrazione ad essa correlata sono diventati i temi di attualità centrale che influenzano in maniera significativa le scelte politiche dell’occidente e dell’Europa in particolare.
Kenya 2010 @Nenna Arnold/MSF

venerdì 26 ottobre 2012

C'è una Calabria che lotta ancora

 È reale la Calabria raccontata da Cesare Fiumi nello scorso numero. C’è il passato e il presente: dai pitagorici agli aguzzini dell’ex assessore lombardo Zambetti, che ne comprava i voti. Il futuro dipende dalla capacità dei calabresi e degli altri italiani di capire il fenomeno, il problema 'ndrangheta

Come Fiumi ha mostrato, l’onorata società devasta, brucia, avvelena, corrompe, ma non cancella la speranza e la memoria di chi è rimasto onestamente in Calabria; nonostante l’isolamento, lo sconforto, la voglia di andarsene come in L’orda di Gian Antonio Stella. 

Proprio l’emigrazione è il nodo cruciale della "Questione calabrese", spesso ridotta a cronaca dell’efferatezza criminale, a statistica dell’inefficienza, a estetica dei personaggi – «la crapa di Al Capone» del «ragazzo di Calabria» Vincenzo Salvatore Maruccio, sovente in gessato, ex consigliere regionale del Lazio indagato per distrazione di fondi del gruppo Idv. 

Il punto vero è che le logiche del potere in Calabria non lasciano alternativa: o si resta e subisce o si fugge, cercando normalità altrove. Salvo che non si ceda al colonialismo delle cosche. La Calabria si spopola drammaticamente, ma l’Istat non può registrarlo. Un terzo degli universitari calabresi studia fuori regione; migliaia di residenti si curano o lavorano al Nord.

La ‘ndrangheta gestisce la cosa pubblica insieme alla politica e a logge coperte. Lo provano le inchieste Europaradiso, Black Mountains ed Energopoli, del pm Pierpaolo Bruni, e molte altre. Impresa e lavoro sono in mano a sodalizi criminali, che “vincono” gli appalti, assumono professionisti e manodopera e dispensano favori ed assistenza. La ‘ndrangheta appoggia i candidati e questi ricambiano a palazzo. Il silenzio da paura, in tanti casi mero opportunismo, completa la distruzione del tessuto sociale, delle risorse, della bellezza e della storia calabrese. Il rischio peggiore non è l’assassinio, l’incendio dell’auto o dell’azienda, ma la solitudine di chi resiste, di chi non accetta i rapporti di forza dominanti. 

C’è una Calabria in lotta quotidiana: contro le disfunzioni sanitarie, la parzialità dell’amministrazione, la lentezza dei trasporti, gli abusi degli organi pubblici e l’abbandono dello Stato. È una Calabria che non spara, che non delinque e forse sogna ancora, chiusa nell’amarezza e nella rabbia. Fiumi ne ha riportato la voce: imprenditori, preti di frontiera, sindaci, magistrati, intellettuali, educatori. Anche loro, come tanti killer e faccendieri, sono «calabresi». 

Emiliano Morrone, lettera su "Sette"(Corriere della Sera) del 26.10.2012, pag. 161


«Qui in Calabria», dice Minervino, fissando dalla balconata di Rende la piana di Cosenza che di notte si illumina a giorno, «non esistono più i partiti, solo comitati elettorali quando si deve votare». Spesso, comitati d'affari a venire. «Anche questa città, la più universitaria e intellettuale della Calabria, ormai è diventata una distesa di cemento». Gli fa eco Emiliano Morrone, autore con Francesco Saverio Alessio, de La società sparente, un libro sul binomio politica-'ndrangheta alle radici della nuova disperata emigrazione: «'Ndrangheta e massoneria sono i due grandi poteri oggi in Calabria, non necessariamente in quest'ordine: la politica va a rimorchio e serve a gestire gli affari».
Minervino è di Paola, il paese di un San Francesco duro e puro, e Morrone di San Giovanni in Fiore, terra di Gioacchino, che Dante volle in Paradiso. «Un santo e un mistico montanari e ecologisti, sensibili all'armonia e al bello», ricorda Minervino. Ed è come se la Calabria fosse la loro nemesi: «Qui dove nessuno, oggi, prevede direcuperare l'esistente, di sostituire il brutto riqualificando ilpaesaggio, di rivedere una logica di sviluppo che restituisca dignitàalla terra». Un'ignavia che addolora e stupisce i calabresi che dalla Calabria se ne sono andati, ma che sembra non toccare la maggioranza di quelli che ci vivono. “Mi fu sempre difficile spiegare che cos'è la mia regione”, scriveva Corrado Alvaro, novant'anni fa.

Tratto da: Indagine su una regione al di sotto di ogni sospetto; di CesareFiumi, Corriere della Sera, Sette n° 42 del 19 ottobre 2012

lunedì 24 settembre 2012

PREMIO NAZIONALE DI FILOSOFIA VI EDIZIONE, Certaldo 2012

CERTALDO: PREMIO NAZIONALE DI FILOSOFIA VI EDIZIONE 2012




"Allo scrittore antimafia Francesco Saverio Alessio, esperto di web, che ha utilizzato Internet come strumento di promozione di temi e utopie della filosofia, in primo luogo legati all'opera del teologo della storia Gioacchino da Fiore. Allo scrittore Alessio che, con i suoi libri, inscindibilmente legati all'attività di pensatore e alla sua vita d'impegno morale e culturale, ha testimoniato con forza il valore della filosofia come pratica quotidiana di ricerca della verità."


Uno dei momenti più suggestivi della cerimonia, è stato la presentazione delle attività svolte contro l’ndrangheta da Francesco Saverio Alessio e Federico La Sala. Il primo soprattutto che, attraverso i suoi testi, fa una lotta filosofia e culturale contro la criminalità calabrese. Quest’ultima lo ha costretto ad abbandonare la sua terra natia San Giovanni in Fiore (Cosenza), a causa delle continue minacce ricevute.